Che partita! Bella? No, forse bella mai. Però strana. A tratti divertente. Poi intensa, agitata, nervosa, rissaiola. E amara per il Parma, così come nel Duemila era stata triste per gli azzurri, che proprio qui scoprirono d'essere ufficialmente in serie B e ai quali non furono certo di conforto le lacrime sincere di Paolo Cannavaro, allora in gialloblù. Stavolta la storia si legge all'incontrario. Il Parma non è in B, è vero, però rischia molto, tant'è che proprio a questa gara aveva legato molte delle sue speranze di salvezza. Il Napoli, invece, consolida la bontà della sua classifica e della sua stagione. Un successo onesto. Senza ruberie e persino semplice contro una squadra, il Parma, appunto, che non a caso è là sul fondo, che non a caso ha la peggiore difesa della serie A e che ad onta della bella gioventù di Cigarini e compagnia fatica troppo per portare palla avanti. Eppure il Napoli in avvio dà un certo senso di stranezza. Tiene palla, sì; governa la partita, mantiene Lucarelli e Budan lontano dal portiere, impone la legge del migliore, ma porta in campo un calcio che non gli appartiene. Ovvero, il Napoli che non è squadra di palleggiatori sceglie proprio questa soluzione per creare gioco. È per sfizio di Reja che succede questo. «Ho in testa Bogliacino alle spalle di Lavezzi. Un'idea. Un giorno mi piacerebbe vedere un Napoli così, ma non so se lo farò», aveva detto solo ventiquattr'ore prima. E invece eccoli subito il Pocho e Bogliacino. Un esperimento. Con la conseguenza, però, che delegato a far la prima punta, Lavezzi ha meno spazio, ha gli avversari addosso, non è un fulmine e neppure un tuono, mentre è Bogliacino che finisce per fare il centravanti. Tutto ciò con Sosa e Calaiò sulla panchina. Manco non bastasse, al primo assalto (23') del Parma Ayroldi gli regala un calcio di rigore. Un'invenzione che Budan trasforma subito in vantaggio. Ma è un caso. Una fortuna. Una forzatura alla giornata. Infatti, il match torna nelle mani degli azzurri che avevano reclamato (ma timidamente) un rigore su Lavezzi (16') e che dopo il gol di Budan fanno paura ancora a Bucci. Poi, in pieno recupero, Ayroldi, ancora lui, cambia il corso della gara. Mannini centra la traversa e, mentre sta per ribadire in porta, è steso da Mariga. Rigore. Più rigore di quello dato al Parma, ma neppure questo cristallino. Comunque, palla sul dischetto e pari di Domizzi. Ma il danno per il Parma non è questo. È il rosso diretto che Ayroldi con troppa fretta rifila al giovane keniano e che riduce il Parma in dieci nel secondo tempo. Cuper prova a rimediare con Morfeo per Budan, Reja risponde con Garics per Savini per avere più spinta sulle fasce ed è evidente la maggior pressione azzurra. Tant’è che un inserimento di Hamsik (27’) e un tocco elegante di Mariano Bogliacino portano il Napoli in vantaggio. È a questo punto che il nervosismo del Parma diventa cattiveria. E quando (32') Castellini «sega» Lavezzi, scoppia il putiferio. Fuori in due: Gargano e Falcone. E tre minuti dopo fuori anche Gasbarroni troppo violento su Garics. Fuori lui e fuori pure Reja. Otto contro dieci. Ormai di calcio in campo ce n'è poco. Il Parma prova l'impossibile e il Napoli vola in contropiede. Il Parma segna con l'appesantito Lucarelli, ma non vale per un fuorigioco, mentre Sosa (entrato al posto di Lavezzi), si mangia tre gol in dieci minuti. Finisce così, con l'inutile e dannosa rabbia del Parma da una parte e il Napoli che lucida la sua bella vittoria fuori casa. Bella? Forse no. Però onesta. E particolare, perché firmata da un Napoli inedito. Sperimentale addirittura. Di Francesco Marolda
FONTE : Il Mattino
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