Stavolta la vendetta è stata un piatto servito freddissimo. Dieci anni dopo. Sabato santo del 1998, 10 aprile, il Napoli allenato da Montefusco -quarto tecnico assunto da Ferlaino nella stagione più disastrosa della sua lunga éra calcistica- sconfitto per 3-1 a Parma: aritmetica la retrocessione in B dopo trentadue anni di continua e onorata partecipazione alla A, due scudetti e la coppa Uefa, le sei presenze nella cara e vecchia coppa dei Campioni, Maradona e tanti altri assi vestiti d’azzurro. Il dramma calcistico venne consumato in una giornata di pioggia, ma erano lacrime e non gocce d’acqua quelle che scorrevano sui visi di due napoletani: Pino Taglialatela, il portiere del Napoli, e Fabio Cannavaro, il difensore del Parma ceduto tre anni prima da Ferlaino all’amico Tanzi, diciotto miliardi di lire per il cartellino del ragazzo della Loggetta che un giorno, all’Olympiastadion di Berlino, sarebbe arrivato in cima al mondo. Si abbracciavano, Pino e Fabio. Singhiozzavano. Quella triste immagine è rimasta per anni nel cuore e nella testa dei tifosi napoletani perché la retrocessione del 1998 fu il primo segnale della grande crisi che sarebbe sfociata otto anni dopo nel fallimento. La vittoria del nuovo Napoli -libero da debiti, costruito con passione e competenza- è la vendetta, anche perché in un’altra retrocessione, quella del 2001, c’è stato lo zampino del Parma. Nella penultima giornata la squadra gialloblù venne sconfitta al Tardini per 2-1 dal Verona, concorrente diretto degli azzurri di Mondonico, e l’esito di quella partita insospettì Corbelli, presidente del Napoli, che interpellò l’Ufficio indagini della Federcalcio. Sollevò dubbi sulla compartecipazione del gruppo Tanzi nella proprietà del Verona e sui legami con Pastorello, ex dg del Parma e numero uno del club veneto, però le accuse non vennero approfondite. Pratica archiviata, così si usava a via Allegri. Passate attraverso vicende tormentate, le due società vivono in maniera differente l’epilogo di questa stagione. Il Napoli può sperare di realizzare una clamorosa rimonta e di entrare nel giro europeo, comunque si rallegra per aver conquistato la salvezza in ampio anticipo. Il Parma deve giocarsi tutto nelle ultime quattro partite ed è delicatissimo lo scontro diretto a Reggio Calabria, dove la squadra di Cuper si presenterà senza cinque giocatori, squalificati. Com’è lontano quel pomeriggio di lacrime e pioggia di dieci anni fa: il Napoli mortificato e spinto nell’inferno della B dal ricco Parma. Sorridono gli azzurri e i loro tifosi. Ce n’erano migliaia al Tardini: la passione è infinita, oggi come nel ’98. di Francesco De Luca
FONTE : Il Mattino
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