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venerdì 23 maggio 2008

Napoli, Mannini e il Wada: "Ho già pagato"


Sono più o meno le 14.30 quando Daniele Mannini viene a conoscenza della richiesta della Wada: «Due anni di squalifica? E perché mai?». Poi, silenzio tombale. Ammutolito perché il mondo, in quel-l'istante, pesa più di quanto sia mai potuto pesare al gigante Atlantide. «Io non sono risultato positivo». Ha ragione, Daniele: lui non è stato classificato tra i dopati, in seguito al controllo del 1˚ dicembre 2007, eppure la Wada, l'agenzia mondiale antidoping, ha deciso di ricorrere al Tas di Losanna chiedendo una squalifica di 2 anni. Una mazzata pazzesca. Ho pagato Brescia-Chievo, la partita incriminata: sorteggiati Mannini e Possanzini che, secondo la sentenza emessa il 20 marzo dal Giudice di ultima istanza del Coni, non avevano collaborato all'espletamento delle procedure antidoping e andavano entrambi squalificati per 15 giorni. Mancata collaborazione, nel caso specifico, significa ritardo: il calciatore azzurro e il compagno dell'epoca, infatti, erano stati richiamati d'urgenza negli spogliatoi per una riunione con il presidente Corioni. Riunione off limits, riservata alla squadra: i due partecipano e poi, con un ritardo di circa 20', si recano nel laboratorio allestito all'interno stadio. «Ho già pagato per quella storia, non capisco il perché di questo strascico ». Sì, 15 giorni e 2 turni di campionato: salta la Reggina in trasferta e il Palermo in casa. Di un caso analogo era stato protagonista anche Francesco Totti, ma poi quella storia fu archiviata perché al seguito del capitano della Roma c'era sempre stato un ispettore federale, così come richiede il regolamento. Mannini e Possanzini, invece, erano da soli: «Mi avrebbe fatto meno male un mattone in piena faccia. Non cosa dire», spiega ancora Daniele. Scosso e ferito. Se il Tas dovesse accogliere l'istanza della Wada, il figlio d'arte sarebbe equiparato a un dopato: «Sì, ma io non sono risultato positivo al controllo ». Da non dimenticare mai. Il Tas si pronuncerà entro 90 giorni, il calendario non è stato ufficializzato, ma comunque sia la sentenza sarà definitiva e creerà un precedente fondamentale. «Siamo sbalorditi, più che preoccupati — dice Pierpaolo Marino —: è una richiesta paradossale, Mannini non può essere paragonato a un dopato. Non si può chiedere l'ergastolo per un divieto di sosta: certe situazioni possono causare danni alla carriera e danni morali». Il calciatore dovrà difendersi da solo: «Sì, ma mi auguro che intervengano il Coni, l'Assocalciatori e Blatter — continua il d.g. azzurro —. E se non basterà, siamo pronti anche fare una marcia con le candele su Losanna».

FONTE : Gazzetta Dello Sport/Napolimagazine

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