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martedì 20 maggio 2008

«Ho creato un tesoro per De Laurentiis»


«Marino è stato bravissimo a scovarli, in certi casi a giocare d’anticipo su altri club per assicurarsi i vari Lavezzi, Gargano, Hamsik, Mannini... Io, modestamente, ho contribuito al miglioramento di tutti. Il valore di alcuni si è addirittura triplicato, se non quadruplicato. Dunque, ringraziamo De Laurentiis per aver posto la sua fiducia in noi, ma la sua fiducia è stata ricompensata. Marino ed io abbiamo fatto crescere il capitale-calciatori». Giustamente Reja si prende la sua parte di merito se il tesoretto del Napoli è lievitato. Considerando quanto è stato investito dalla società per ingaggiare i venticinque uomini in organico (circa 53 milioni di euro) e il loro attuale valore di mercato (una cifra che supera i 102 milioni), si nota che si è praticamente raddoppiato il capitale. Dunque, un investimento felice per De Laurentiis che nel Napoli già disponeva del «patrimonio-tifosi» e di infinite chance per imporsi a livello mondiale nel marketing e nel merchandising. Più il Napoli crescerà tecnicamente, più il Napoli otterrà prestigiosi risultati sul campo, più sarà alto il numero delle richieste di sponsorizzazioni. Anche per qualità. Dunque, Marino e Reja escono vincitori non solo guardando i dati della classifica (50 punti e Napoli ottavo), ma anche quelli che riguardano il bilancio. Il che non guasta, anzi è un titolo di merito nel calcio dove spesso non bastano investimenti di milioni e milioni di euro per centrare esaltanti traguardi. Qualche esempio? Il Milan dovrà accontentarsi della coppa Uefa, il Palermo e la Lazio sono finiti alle spalle del Napoli al primo anno di serie A. «Bisogna anche riconoscere che sono stati bravissimi i calciatori - aggiunge Reja -. Marino ha consentito loro di misurarsi su uno dei palconoscenici più prestigiosi del calcio mondiale; io li ho messi a loro agio, cercando di esaltarne le singole capacità e di metterle a disposizione della squadra; loro sono stati fantastici perché hanno sempre risposto alla grande». Reja, ovviamente, non entra nel dettaglio, ma è facile intuire il suo riferimento soprattutto a Hamsik che ha dato un contributo per gioco (qualità e quantità) e per gol, a Lavezzi per come è riuscito sùbito ad imporsi e a diventare uno dei beniamini del San Paolo; a Gargano, il motorino della squadra. Oltre alla stima per Reja, come uomo e come professionista, che ha saputo gestire la squadra, i rapporti con la società, gli umori dell’ambiente; oltre ai risultati da lui ottenuti in questi quattro anni, anche il veder lievitare il capitale-calciatori ha costituito un momento importante per far sì che De Laurentiis e Marino si convincessero a puntare ancora su Eddy. Non a caso, Hamsik, Gargano e Lavezzi sono corteggiatissimi da club italiani, spagnoli e inglesi, ma De Laurentiis non cederà mai i suoi «gioielli». Intanto, Reja dà per scontata la sua riconferma. Ad una precisa domanda: si sente l’allenatore del Napoli anche per la prossima stagione?, replica così: «Sì, sarò ancora io a guidare il Napoli nel prossimo campionato. De Laurentiis più volte mi ha esternato la sua stima e la sua fiducia: non smetterò mai di ringraziarlo; Marino, a più riprese, mi ha invogliato a restare; io ho già detto che la nuova sfida per portare il Napoli sempre più in alto mi alletta. La firma? È un dettaglio. Ricordo che lo scorso anno la misi quando eravamo in ritiro in Austria. Tra gentiluomini non ha mai rappresentato un problema. E poi volete che vada via ora che ci sarà da misurarsi per giocare in Europa? Sono già gasato, sono già con la testa a come prepararci all’Intertoto. Andremo in ritiro nei primi giorni di luglio. Abbiamo appena smesso (anche se ci rivedremo a metà settimana per salutare il presidente e per qualche altra seduta di allenamento), ma già non vedo l’ora di ricominciare. Gli acquisti? Il presidente ha parlato di quattro. Mi sta benissimo, ma vediamo anche cosa succederà sul fronte partenze ricordando che andrà via Sosa, che non si conosce il futuro di Domizzi, che abbiamo Blasi e Zalayeta in comproprietà». di Vittorio Raio

FONTE : Il Mattino

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