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lunedì 12 maggio 2008

Dalle grandi emozioni alle lacrime di Sosa

Lui c’era quella domenica, 23 settembre 2004. La prima partita del nuovo Napoli di De Laurentiis in serie C, cinquantamila spettatori per il 3-3 con il Cittadella. Una squadra veneta, un segno del destino, perché cos’altro era la C non se non una cittadella del pallone? Roberto Carlos Sosa, detto il Pampa, resse un tempo e poi uscì per infortunio. Ieri la sua ultima volta con la maglia azzurra e in Italia. E di fronte non c’erano i volenterosi Stancanelli e Damien del Cittadella, ma il Pallone d’oro Kakà e i campioni del mondo Inzaghi, Gattuso e Nesta. Il romanzo napoletano di Sosa, 33 anni, è durato poco meno di quattro stagioni e si è chiuso nella domenica più bella: i tre gol ai campioni d’Europa e del mondo 2007, la qualificazione Uefa che si avvicina, i sessantamila in festa e lui, il Pampa, così grande e grosso, che piangeva come un bambino. «La ciliegina sulla torta», ha scelto un commento banale per il giorno indimenticabile. Ciao Napoli, ciao Italia, ciao amici. Una festa nella festa regalata da De Laurentiis a Sosa, nominato dalla squadra capitano per l’evento (con dedica degli amici della curva: «Gli ultras non dimenticano. Grazie Pampa»). La novità celebrata anche con il bacio stampato sulla fronte di Carmando, come faceva Maradona, mentre l’altoparlante sparava la canzone «Comme se parea co’ ’o Pampa». Sì, ci siamo divertiti. Venti minuti prima del via 15 raccattapalle facevano il giro di campo con una gigantografia 10x10, la foto di Sosa arrampicato sulla traversa di una porta: era il giorno della festa per la promozione in B, primavera 2006. Poi la cerimonia a centrocampo, l’ovazione, la consegna della targa di De Laurentiis. Una scritta: «Al mio Primo Calciatore con stima gratitudine e affetto». E poi le parole al microfono: «Sarai sempre nel cuore mio e dei napoletani, quando vorrai la porta sarà sempre aperta». Il ringraziamento del presidente ai tifosi dopo quello a Sosa: «Siete unici per il sostegno. Ringrazio Marino, Reja, la squadra, ma soprattutto voi. Per il prossimo campionato cercheremo di fare una squadra più forte e di andare in coppa
Uefa». I tre gol al Milan e il caso Udinese potrebbero anticipare i tempi. Intanto, l’appuntamento di De Laurentiis al popolo azzurro per il 21 agosto, la sera del Trofeo Birra Moretti. Da Sosa poche parole: «Questo è un arrivederci». Nei Distinti sette frati salesiani slovacchi tifosi di Hamsik, nel settore vip l’attore Vincenzo Salemme, visto in mattinata con De Laurentiis all’Hotel Vesuvio, l’albergo dove alloggiava anche il Milan. In tribuna una dedica per Reja («Grazie al nostro Ferguson»). In tutti i settori messaggi per l’argentino, entrato nel cuore dei tifosi con i gol in zona Sosa: lui andava in campo a dieci minuti dalla fine e segnava, reti e punti pesanti. Innamorato di Napoli e dei napoletani, ha ceduto alla nostalgia per l’Argentina: giocherà con il Gimnasia e offrirà suggerimenti sui talenti all’amico Pierpaolo Marino. Sosa non ha voluto la standing ovation e Reja non lo ha sostituito. Novantasette minuti contro il Milan giocati con forza fisica e cuore. Come la prima, quella contro il Cittadella. Novantasette minuti di calcio e spettacolo, con Hamsik che percorreva tutto il campo, beffava Kalac e alla mamma mandava un tenero messaggio, il cuore disegnato con le mani come fa Pato, il Papero piccolo piccolo al cospetto dei leoni azzurri. E poi i fischi quando il pallone era tra i piedi dei rossoneri, gli olè ai tocchi degli azzurri, l’esplosione di passione al rigore di Domizzi, ai pali di Bogliacino e Hamsik, alla terza rete di Garics. Questo non è il Primo maggio di vent’anni fa, quando il Milan degli Olandesi e di Sacchi vinse per 3-2 e mise le mani sullo scudetto. Che festa. Finita la partita, la corsa di Sosa verso la panchina e l’abbraccio con Marino, che da dirigente dell’Udinese prese il Pampa nel 1998. La maglia numero 9 consegnata all’amico direttore generale che la infilava e correva verso il centrocampo, mentre i venticinque amici e familiari del Pampa, arrivati dall’Argentina e da Udine, tutti in tribuna con la casacca azzurra, applaudivano e piangevano. Sosa saliva sulle spalle di Montervino e Cannavaro per il giro d’onore. L’ultimo a ricevere un simile trattamento era stato Ciro Ferrara quattordici anni fa. Dagli spalti lanciavano bandiere, sciarpe, occhiali firmati e una maglia. Il Pampa sfilava la t-shirt nera dedicata a Maradona («Onore a chi ha scritto la nostra storia») e metteva quella dedicata agli ultrà sbattuti fuori dagli stadi per le loro violenze: «Onore ai diffidati». Nessuno ha avuto il buonsenso o il tempo di avvisare Sosa di lasciarla là dov’era, per terra. Lui ha fatto sapere: «Mi hanno dato quella maglia, non sapevo cosa vi fosse scritto». di Francesco De Luca

FONTE : Il Mattino

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