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martedì 15 aprile 2008

Resta Reja, prendo atto ma dissento


Il Napoli ripartirà, salvo capitomboli o sorprese dell’ultim’ora, da Reja. In un summit segreto a Castelvolturno, svoltosi pochi giorni prima della gara contro l’Atalanta, la società ha rinnovato il rapporto per un anno, ed il tecnico della promozione, resterà al Napoli per altri 700mila euro a stagione. Credo che la conferma sia dovuta ad alcuni fattori principali: il cammino del Napoli è piaciuto alla società, ha rispettato ampiamente le consegne di inizio stagione, addirittura rischiando di toccare l’ottavo posizione. In secondo luogo la mancanza di alternative ritenute valide dalla società. Il nome su cui si è sempre puntato, inutile nasconderlo, è quello di Delio Rossi, il laziale piace a Marino dai tempi di Salerno, ed è apprezzato anche da De Laurentiis che vive e respira l’ambiente romano. La motivazione che ha spinto a proseguire con il goriziano, dunque, è questa. È possibile che si tratti di una soluzione temporanea, di attesa, aspettando che si possa liberare il bersaglio grosso, oppure qualche altra panchina. Per esempio Mazzarri è un altro allenatore molto apprezzato sotto il Vesuvio, tuttavia il Napoli ha scelto di tenere un profilo etico piuttosto alto come linea presidenziale dettata da De Laurentiis, oltre all’amicizia che intercorre tra Marino e Marotta, e perciò non è stato fatto alcun tentativo di sottrarlo alla Sampdoria, sua società di appartenenza. C’è stato un sondaggio per Del Neri ma non ha mai rappresentato la prima scelta per Marino.
Il prossimo anno l’obiettivo sarà la zona Uefa, e la linea adottata è stata quella di andare sul velluto con un tecnico che conosce l’ambiente. Non c’è stata, da parte del direttore, la volontà di puntare su un emergente come Giampaolo o Iachini, prendendosi anche qualche rischio.
Raccontati i fatti, la mia opinione non cambia: avrei puntato ad un tecnico che proponesse un calcio differente, più offensivo anche e soprattutto in trasferta. Su 43 punti, solo 10 sono stati conseguiti lontano dal San Paolo, e questo deve assolutamente fare riflettere. È una chiave di lettura semplicistica e qualunquistica pensare che sia potuto accadere solo a causa dell’aspetto anagrafico, piuttosto che per la mancanza dell’ardore e del calore (fondamentali, intendiamoci…) del San Paolo. Sono mancati, nell’ordine, la mentalità e l’atteggiamento propositivo. Ed è innegabile che entrambi siano aspetti legati all’allenatore: quando stai con otto uomini dietro la linea del pallone i risultati sono sotto gli occhi di tutti, e ci si ritrova a parlare di dieci sconfitte esterne.
In secondo luogo, deve dare sfogo a riflessione, la differenza di rendimento tra le grandi partite, e le sfide con le parigrado, o peggio ancora, con le squadre di minore caratura. Anche qui mi rifaccio a lacune tecnico tattiche: è evidente come il Napoli contro le grandi, che generalmente cercano di imporre il loro gioco, riesca a farsi valere con facilità, date le caratteristiche contropiediste con le quali è impostato. Differente è il rendimento quando è necessario che siano gli azzurri a farsi padroni del campo.
Fase di decisiva importanza sarà riposta nella campagna acquisti, bisognerà prendere elementi adatti al gioco di Reja: c’è la necessità di contropiedisti veloci, abili nelle ripartenze, oppure di centravanti-boa alla Sosa, piuttosto che Zalayeta, ovvero un attaccante che sia in grado di tenere palla e smistare i lanci lunghi che riceve, e sui quali si imposta prevalentemente il gioco di Reja. Anche la campagna acquisti dovrà, dunque, coniugarsi con il verbo tattico dell’allenatore. Dal prossimo anno partiranno i veri esami, occorrerà fare meglio di tante squadre che a questo punto del campionato, sono davanti. La prossima stagione sarà decisiva e spero che il tecnico dimostri di essere in grado di gestire una situazione di tale importanza. Personalmente, rispetto la decisione della società, ma, se permettete, non la condivido.

FONTE : tuttomercatoweb.com

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