Mai una giornata immacolata. Mai una domenica senza macchia. Mai che fosse una giornata vissuta serenamente, senza doversi piegare al fato, alla bravura altrui, alla maledizione, al sortilegio o a chissà quale congiunzione astrale sfavorevole. Dieci partite dannate con almeno un gol sulle spalle e tutti a pensare che quella fosse una banda del buco. Dieci giornate di campionato: un’infinità. L’ultima serata trascorsa senza incubi, dopo l’1-0 con il Parma: il nove dicembre d’un anno fa, d’una vita fa, d’una difesa (a tre) fa, Cupi-Cannavaro-Contini dinnanzi a Iezzo. Poi, rotazione, turnover, rimescolamenti vari, ma niente: un gol al Siena e dal Torino, cinque a Milano dal Milan e due dalla Lazio; due a Cagliari in cento secondi, gli ultimi, da strapparsi i capelli; uno dall’Udinese, due dalla Sampdoria, uno dal Livorno e due dal Genoa. Ma che Napoli era mai quello? La miglior difesa della serie B, un campionato dopo, era divenuta una delle peggiori della serie A. Prima del miracolo con la corazzata Inter: 1-0, con Gianello che di piede strega Suazo; con Santacroce che gioca d’anticipo su chiunque; con Cannavaro che non stecca un intervento e Contini ch’è insormontabile. « Abbiamo dimostrato di essere una squadra vera ».
Al novantunesimo della nuova esistenza sua e della difesa del Napoli, Fabiano Santacroce si stropiccia gli occhi e quasi non crede d’aver contribuito a fermare i mostri, a riportare l’Inter tra i comuni mortali e far della sua nuova squadra un esercito di eroi salvacampionato. Un mese fa, appena un mese fa, Hernan Crespo era l’idolo da osservare attaccato alla parete: e ora, ad 1-0 in bacheca, un pensiero scacciato via con la sfacciataggine dei suoi ventidue anni. Napoli-Inter, la partita perfetta, la giornata da santificare, al lunedì, andando a mangiare una pizza con la famiglia sul lungomare d’una città dalla quale è stato stregato e nella quale è divenuto immediatamente un personaggio. Il difensore, nato in Brasile, ma di nazionalità italiana, sogna ora di partecipare alle Olimpiadi di Pechino. Con la maglia della Nazionale Under 21 ha esordito il 21 agosto 2007 nell’amichevole contro la Francia.
« Gioie come queste si portano dentro a lungo ». Napoli 1, e Suazo, e Figo, e Crespo e Balotelli zero: ovvero, come si rivolta la storia d’una stagione e come si cancella un’etichetta; come si esce dal tunnel che un errore possa costare una partita.
Per dieci domeniche, il Napoli s’è portato appresso il terrore di sbagliare: dieci interminabili settimane, condite da venti reti subite, media raccapricciante, alla vigilia del-l’Inter, di quell’attacco disinnescato dal terzetto quasi inedito Santacroce-CannavaroContini, apparso in campo per la prima volta a Livorno (e fu vittoria, con gol avversario non su azione, ma inventato su punizione di Diamanti); dieci insopportabili domeniche da cancellare in un colpo solo, con il botto, battendo cioè l’Inter, consegnando al Napoli tre punti di platino e a Reja l’imbarazzo della scelta. Perché dopo dieci domeniche, ma soprattutto dopo una domenica come quella appena confezionata, cominceranno a vacillare alcune certezze e Domizzi rischierà di finire in un cono d’ombra; perché dopo un anno e passa a evocare un esterno sinistro, pure quel Savini così reattivo - quinto di centrocampo e dunque di difesa in fase di non possesso - s’è conquistato stima. E, dunque: Santacroce-Cannavaro- Contini. Si riparte da zero (gol)?
Corriere dello Sport
WEB-TV NAPOLISTREAMING
martedì 4 marzo 2008
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