Eppur si muovono. E, quando lo fanno, lasciano il segno. Venticinque reti in diciassette giornate, media ragguardevole, non devastante, però appagante: venticinque reti sparse tra Udinese e Roma, Juventus e Catania ma anche tra Sampdoria, Livorno, Genoa, Inter, Reggina, Palermo, Atalanta, Parma, Siena e Torino.
Venticinque reti per il Napoli, il quinto attacco del campionato dopo Inter, Juventus, Roma e Fiorentina, una forza oggettivamente indiscutibile, non un fuoco di paglia. Venticinque gol avendo sette cannonieri, mica uno solo, con gli attaccanti - ovviamente - a farla da padrone, ma con i centrocampisti dignitosamente nella scia e pronti a far sentire la propria presenze.
Diciassette giornate di campionato, con quattordici partite regolarmente autografate dal Napoli, incapace di segnare soltanto al Cagliari (alla prima), all’Empoli (alla quarta) e a Firenze (alla decima), tanto per confermare una tendenza marcatamente offensiva, tanto per sottolineare una vocazione indiscutibilmente propositiva.
Il Napoli che segna è una multinazionale, ma anche una cooperativa del gol che non risparmpia settori, che parte dalla difesa ( Domizzi), si sviluppa a centrocampo (Hamsyk e Gargano), ovviamente esalta l’attacco ( Zalayeta e Lavezzi) ma che è capace di spingersi sino in panchina ( Sosa e Bogliacino).
Venticinque reti per sette calciatori, distribuzione omogenea d’una produzione ad ampio raggio, che non esclude nessuno. Il Napoli che accende la folla non fa distinzione di fattore campo, in casa o fuori è più o meno la stessa cosa, come dimostrano le tredici reti segnate lontano dal San Paolo, nove delle quali su campi terribili come Udine ( 5) e l’Olimpico di Roma ( 4).
Il Napoli che esulta aspetta i gol di Emanuele Calaiò, rimasto sovente in panchina dopo l’esplosione del tandem Zalayeta- Lavezzi e rimpiange due calci di rigori che avrebbero potuto modificare - e in che modo - l’evoluzione della sua stagione meravigliosa, quattro punti lasciati tra le braccia di Campagnolo della Reggina e di Sereni del Torino.
Il Napoli che va sa di avere ancora alcune munizioni, da utilizzare magari nei periodi di vacche magre: e aspettando i gol su palle inattive di Cannavaro e Contini, due presenze frequenti nell’area di rigore avversaria, scalda comunque il sinistro di Calaiò. E’ lui il personaggio da copertina della promozione in serie A, sono stati i suoi quattordici a tracciare il solco per lo scatto decisivo, e ora, prima che il mercato entri nel vivo, prima che si decida il futuro del centravanti, ci sono due opportunità da utilizzare.
Il Calaiò da stappare nel 2008 chiede spazio a Reja - e a Sosa - per le sfide nella San Siro milanista e con la Lazio; il Calaiò da rilanciare ricomincia dall’ultimissimo secondo delle sfida con il Torino: colpo di testa secco, mirato, e palla che va a sbattere contro il palo. Ma quello era ancora 2007.. (antonio giordano) .
FONTE : calcionapoli1926
WEB-TV NAPOLISTREAMING
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